14 maggio 2018

Avetrana. Casale di Modunato. Castello (scheda)

Foto: www.castellodimudonato.it

Avetrana. Casale di Modunato. Castello (scheda)

Pubblico sul mio blog una scheda già edita in Storiamedievale.net


Epoca: secolo XIII, forse su precedente struttura.

Conservazione: restaurato, è sede di attività economiche legate al turismo.

Come arrivarci: con l'autostrada A14 Bologna-Taranto o A16 Napoli-Taranto, uscita al casello di Taranto, o con la strada statale Bari-Taranto sino a Taranto: da qui seguire le indicazioni per Lecce. Avetrana, ultimo comune della provincia jonica, è a circa 38 Km dal capoluogo.

Cenni storici

Il casale di Modunato, posto sulla via salentina in prossimità di Avetrana, ha una origine molto incerta, databile comunque attorno al XIII secolo.

In ciò che rimane del casale è possibile tuttavia rintracciare alcuni elementi svevi, e ciò conferma le notizie che ci riportano il casale proprietà prima della famiglia di un certo Nicolò Adimari, poi della famiglia D'Aquino e successivamente possedimento, dal 1303, di Colletta di Belloloco.

Successivamente spopolatosi per motivi ignoti, il nome Modunato continua ad indicare il feudo, passato nel XVI secolo al marchese di Oria Roberto Bonifacio. Tra il 1562 ed il 1567 il feudo fu tenuto da S. Carlo Borromeo.

Solo nel 1656 vi fu un parziale ripopolamento del casale, ad opera di Michele III Imperiale, che vi insediò alcune famiglie di origine greca, che lì vissero conservando il proprio rito religioso greco ortodosso.

Approfondimento 2016 (le fonti degli articoli sono indicate nei link sottostanti)

«L'origine del casale è molto dubbia e può pensarsi solo in funzione di quella antica via Sallentina che passava nei suoi pressi. Il toponimo potrebbe essere di origine patronimica, in quanto si ritrova nei Liber Baptizatorum del 1584, come cognome di alcune famiglie avetranesi. Il Foscarini cita Modonato come casale già esistente nel XIII secolo quando venne ristrutturato da un certo Nicolò Adimari. Nel corso del XIII secolo il Casale appartenne alla famiglia D'Aquino, conti di Acerra. Nel 1303 fu donato a Coletta di Belloloco, riconfermata nei possedimenti dal principe di Taranto Filippo come dono di nozze. Nel corso del XIV secolo, per cause ancora ignote, non fu abitato. Nel XVI secolo, sotto gli Aragonesi, Ferdinando II affidò il feudo di Modonato al marchese di Oria Roberto Bonifacio. Il successore di quest'ultimo, il figlio Bernardino, lo ingrandì dei territori circostanti della masseria Frassanito. Tra il 1562 ed 1567 il feudo fu di proprietà dei Borromeo. Fino all'avvento degli Imperiali, Modonato fu infeudato a vari signori, ed è probabile che fosse feudo distaccato da quello di Avetrana. Mentre i Romano erano signori di Avetrana, contemporaneamente gli Imperiali nella persona di Michele III erano signori di Modonato. Attualmente il castello è di proprietà della famiglia Mannarini. All´interno del complesso trova posto anche un antico edificio religioso che documenti diocesani indicano intitolato alla "Visitazione". Era destinato al culto degli affittuari della omonima masseria che sorge nelle vicinanze»:

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«Il complesso è ubicato sulla strada che da Avetrana conduce a Lecce e si trova a margine di una delle poche porzioni ancora esistenti della medievale Foresta Oritana, ossia il Bosco di Mutunato. Dai Registri Angioini emergono informazioni sul Casale di Mutunato, prima feudo di Isabella moglie di Pietro Hugot (1270), poi del conte di Acerra (famiglia D’Aquino) e nel 1275 di Anglesina moglie di Guido d’Arcelli. La proprietà del feudo subì diverse vicissitudini, fino all’acquisto nel 1572 da parte di Davide Imperiale che lo ristrutturò per usarlo come sede durante la caccia al cinghiale che si praticava nel Bosco di Mutunato. Il vasto feudo è rimasto sostanzialmente inalterato nell’estensione fino all’acquisizione da parte della famiglia Mannarini, ancora oggi proprietaria. Nella tradizione locale si tramanda che, già dai tempi del casale medievale (XIII-XIV sec.), la zona fosse frequentata con difficoltà per via dell’insalubrità dell’aria (la masseria più vicina si chiama Masseria Mosca!) e che spesso il feudo fosse oggetto di tentativi di ripopolamento, come nel 1656, quando vi furono fatti trasferire dei coloni dall’isola greca di Phanò. Alcuni addirittura sostengono che il nome di questo antico feudo derivi dalla locuzione “mal donato”. Il castello si compone di una torre quadrangolare munita di caditoie, inserita al centro di una semplice cinta muraria di forma rettangolare e provvista di quattro torrette angolari. Il restauro ha dato modo di evidenziare l’originario muro a scarpa della torre tardo-quattrocentesca, che era stato coperto dall’aggiunta di un corpo di fabbrica laterale voluto dalla famiglia Imperiale nel 1572. A questa famiglia sembra doversi attribuire la conversione della struttura in impianto masserizio. Nello scavo per la risistemazione della pavimentazione, è venuta alla luce la struttura di un frantoio, nonché delle precedenti mura realizzate in pietre e bolo, probabilmente relative all’impianto più antico della torre in età sveva (XIII sec.). Sempre nell’interno della torre, è stata svuotato una cisterna “campaniforme”, ora tenuta a vista. Il torrione fortificato faceva parte di un sistema di comunicazione e difesa del territorio circostante che dal mare (Torre Colimena), si dirigeva nell’entroterra, passando dalla vicina e contemporanea Masseria di Frassanito. Tale sistema fu voluto dagli Aragonesi per contrastare le incursioni delle flotte ottomane, tra il 1480 (assedio di Otranto) e il 1571 (Battaglia di Lepanto)»:

http://vivinuovo.galterredelprimitivo.it/punti-interesse/castello-di-motunato

©2003-2018 Gianluca Lovreglio; le immagini sono tratte da www.castellodimudonato.it

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