4 febbraio 2016

Il castello normanno e aragonese di Taranto

Foto di Gianluca Lovreglio

Il castello normanno e aragonese di Taranto


di Gianluca Lovreglio


Già edito in www.mondimedievali.net

ATTENZIONE:
Il testo che segue è tutelato dalle norme sul diritto d'autore, in particolare in Italia dalla legge n. 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni. L'autore ha autorizzato solo la diffusione gratuita riservandosi il diritto esclusivo ed integrale di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale e derivato.


Dopo la conquista romana le mura magno-greche della città di Taranto furono completamente distrutte, come naturale punizione e umiliazione. Fino almeno al VI secolo, ma anche oltre, Taranto non fu dotata di un impianto strutturale che potesse ragionevolmente intendersi come castello. Se è vero che Procopio di Cesarea chiama Taranto «fortezza», la sua testimonianza può riferirsi alla città presa nel suo complesso, piuttosto che ad un impianto militare difensivo vero e proprio. Nell’età che vide Taranto sotto la dominazione bizantina, i dominatori edificarono, insieme alla città, un frourion, una rocca, una struttura fortificata che presumibilmente non era altro che un raddoppio delle mura nel punto della città, il più alto, che costituiva l’antica acropoli. Furono i Bizantini, quindi, che intorno al 967 d. C., chiudendo una parte angolare delle mura di fortificazione della città, crearono un primo nucleo della principale fortezza medievale di Taranto.

Veri costruttori di un castello a Taranto potrebbero essere stati i Normanni, che approfittando della posizione strategica dell’opera fortificata nei confronti della città, e della città nei confronti del Mediterraneo, ne sfruttarono le caratteristiche “militari”.

Federico II e gli Svevi tralasciarono la struttura, pur considerandola fondamentale nel sistema castellare del regno (non fu mai messa in discussione la sua natura di castrum exemptum): ordinarono lavori di ristrutturazione tanto puntuali nella descrizione quanto nella mancata esecuzione. Per vederli realizzati bisognerà aspettare ancora quasi un secolo. Le fonti del periodo normanno e svevo non ci consentono di congetturare l'edificazione di un vero e proprio castello: tuttavia, ben analizzando la documentazione successiva, la fortezza fatta costruire dagli Aragonesi con l'intervento (vero o presunto) dell'architetto Francesco di Giorgio Martini dal 1486 al 1492, sembra non essere una costruzione ex novo, ma una resa in forma più ampia e robusta - «in ampliorem firmiorem formam» - di un castello caratterizzato da un'architettura militare di tipo normanno.

Da alcune fonti cronachistiche e altri documenti è possibile invece ipotizzare che Taranto fosse dotata, in età normanna, oltre che di un castello anche di una cinta muraria, aperta da una parte sulla via che conduce a Bari (Porta Napoli) e dall’altra su quella che conduce a Lecce (Porta Terranea). Nel lato ovest (verso il Municipio) è posto l'ingresso principale del castello. E' questa la zona, con quel ponte d'accesso, dove secondo lo Statutum de reparatione castrorum (1241-1245) dello svevo Federico II era presente un barbacane che aveva bisogno di riparazioni. Proprio al centro del ponte che attualmente unisce l'ingresso del castello con la strada, scavalcando il fossato, è presente uno spazio di forma quadrangolare, testimonianza del barbacane.

All'interno vi è una corte, circondata da possenti cortine murarie cinte ai quattro lati dalle torri cilindriche e fornito dal lato sud con un rivellino che avanza verso il mare.

Dalla seconda metà del XIV secolo il castello di Taranto rafforza le tradizionali funzioni di carcere, come appare dai documenti del cosiddetto Libro Rosso. Un manoscritto dell’Archivio Dipartimentale di Marsiglia del 1406 riproduce il giuramento di fedeltà - o omaggio feudale - al sovrano Luigi II, di Maria d’Enghien quale principessa di Taranto. La cerimonia, divenuta famosissima e ricordata ancora oggi, si tenne «in castro Tarenti in sala magna dicti Castri», alla presenza di tutti i notabili del Principato.

Elemento di continuità nella fortezza è certamente la cappella, le cui notizie accompagnano ininterrottamente la storia del castello dal Medioevo ai giorni nostri. Sino agli anni 1269-1270, sulla scorta delle notizie dei Registri della Cancelleria Angioina, essa era dedicata alla Vergine. Nel 1277 appare per la prima volta citata col nome di S. Leonardo, nome che conserva tuttora.

La struttura originaria del castello era completata dalla torre S. Angelo, la più grande, abbattuta nel 1883 assieme ad altre due torri della cortina muraria, per far posto al ponte girevole e al canale navigabile. Nel corso della sua storia il castello aragonese è stato spesso utilizzato come carcere (fine 1700), mentre dal 1887 è proprietà della Marina Militare.

Il vero (e forse l’unico) elemento che ci induce a considerare l’ubicazione della principale fortificazione della città come una linea ininterrotta che parte dai Bizantini per arrivare agli Aragonesi è la sua insostituibilità strategica, la sua posizione ai margini del contesto urbano che ha reso possibile una continuità strutturale pur all’interno di un quadro di variazione delle domande da parte del ceto dirigente di turno.

L’inizio “classico” dell’età moderna, la data della scoperta di un nuovo mondo, segna anche la fine definitiva del castello feudale di Taranto, e il sorgere della fortezza aragonese che ancora oggi, seppur parzialmente mutila, domina il canale della città.

Nessun commento:

Posta un commento

Torricella. Castello (scheda)

Foto: ©Lovreglio Gianluca 2007 Torricella. Castello (scheda) Pubblico sul mio blog una scheda già edita dal 2005 su: storiamedievale...