3 settembre 2015

Museo Archeologico di Taranto (MarTa) e medioevo

Taranto, come tutte le altre città pugliesi, ha beni archeologici e urbanistici medievali, da decenni ignorati, vituperati, segregati, espunti, a volte distrutti, da una soprintendenza forse troppo zeppa di archeologi classici a loro volta forse troppo attenti a facili pubblicazioni utili ad ascendere ministeriali carriere.
Eva Degl'Innocenti

La nuova direttrice del MarTa, Eva Degl'Innocenti, ha il difficile compito - dato il contesto - di far conoscere ai tarantini la propria storia ed insegnare loro che la nostra città non è finita in un buco nero spaziale dopo l'età greca per ritornare oggi, ma ha attraversato i secoli vestendone le vestigia.

Ha da subito una buona occasione: instaurare un rapporto con il Comune per il museo cittadino tarantino già progettato, praticamente pronto per l'allestimento al palazzo Pantaleo. Un progetto costato quattrini pubblici e stranamente (neppure tanto, a leggere sopra), finito nel dimenticatoio.

Se la nuova direttrice riuscirà nell'impresa di far aprire finalmente il museo civico, magari mettendolo in rete con il Museo archeologico nazionale, il castello normanno-aragonese, il museo diocesano ed il percorso degli ipogei (gran parte medievali), Taranto può finalmente rientrare a pieno titolo nella storia pugliese, ed attivare un circuito economico e turistico alla pari con esperienze quali Bari, Troia, Oria, Castro, Otranto ecc, che del Medioevo hanno tratto motivi distintivi, identitari ed occupazionali, persino. Conosco il museo del Medioevo parigino, che ho visitato qualche anno fa, di cui la neo direttrice ha curato aspetti essenziali. Ad Eva auguro di cuore un buon lavoro nella mia città.

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