24 marzo 2015

D. e l'ottimismo

D. e l'ottimismo

di Gianluca Lovreglio



Taranto, 15 febbraio 2011. Ho sempre invidiato al mio amico D. il suo inguaribile ottimismo. Niente riesce a scalfire la forza delle sue convinzioni, e la sua fiducia nel futuro, qualunque cosa accada. Uno degli aspetti più interessanti di questo suo carattere lo riversa in politica, dove entrambi eravamo impegnati qualche tempo fa, prima che io me ne allontanassi per inseguire altri interessi per me più soddisfacenti sul piano personale.

Il mio amico D., sin da quando si faceva politica insieme, riesce a trovare il lato positivo anche nelle peggiori sconfitte elettorali. Segue un metodo semplice: ridurre la scala di osservazione sino a trovarne una con risultato più che positivo. In pratica, D. non si limita a dire che il bicchiere è mezzo pieno, ma che se il bicchiere fosse più piccolo non solo sarebbe tutto pieno, ma il liquido si verserebbe addirittura.

Un esempio di questa tecnica può essere questa ricostruzione, si direbbe di fantasia ma, vi assicuro, molto molto vicina a un dialogo reale che poteva vederci protagonisti qualche anno fa.


G. - "Hai visto, D., a queste elezioni politiche abbiamo perso con una differenza di 10 punti percentuali!"

D. - "Hai ragione, però nel Mezzogiorno la differenza è più bassa, siamo a 8 punti"

G. - "Vero, D., ma sempre una sconfitta, è!"

D. - "Non proprio: in Puglia, per esempio, il nostro candidato ha perso per soli 3 punti, quindi possiamo dire che qui da noi è andata meglio che nel resto del Mezzogiorno"

G. - "Si, il ragionamento fila, però anche qui in Puglia la nostra coalizione è stata sconfitta, seguendo il risultato nazionale"

D. - "Daccordo, ma se guardiamo a Taranto, la differenza di voti tra le coalizioni è veramente minima: appena mille voti in meno, l'uno per cento, con una campagna elettorale più capillare avremmo potuto vincere, qui a Taranto"

G. - "Lo so, D., forse abbiamo sbagliato qualcosa, ma ciò non toglie che pure nella nostra città abbiamo perso le elezioni"

D. - "Certo, la città è persa, non lo nego, però non tieni conto della straordinaria vittoria che abbiamo ottenuto qui nel Borgo, il nostro quartiere, dove abbiamo preso 200 voti in più degli avversari. Non si vinceva nel nostro quartiere da 10 anni!"

G. - "Va bene, D., questo è un dato che mi rincuora, però, alla fine, il consiglio di quartiere non decide gran che, soprattutto quando al Comune c'è una amministrazione di segno diverso, e poi 200 voti in più non sono tantissimi"

D. - "Già, in tutto il quartiere effettivamente la differenza è minima, ma se prendiamo i dati elettorali dei seggi dove i nostri amici candidati erano più conosciuti, la vittoria è stata schiacciante! Insomma, io non mi dichiaro affatto insoddisfatto di queste elezioni!"


Il dialogo può andare avanti all'infinito. Se proprio la sconfitta elettorale è innegabile su tutti i fronti, a D. non sparisce mai e poi mai il sorriso e la soddisfazione. E' l'unico che conosca capace di dichiararsi soddisfattissimo della sconfitta elettorale più cocente, solo perchè è riuscito a far votare per sé o per il suo partito un suo lontano zio notoriamente dell'altra parte politica!

Quando qualcuno mi chiede cosa sia l'ottimismo, io non rispondo con una definizione, ma con un nome: il mio amico D.

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