25 marzo 2015

A Grottaglie restaurato l'organo della chiesa madre, uno dei più antichi d'Italia

Pubblico sul mio blog un articolo tratto dal Corriere del Giorno di giovedì 26 agosto 2010, p. 25


A Grottaglie restaurato l'organo della chiesa madre, uno dei più antichi d'Italia


Grottaglie si gode il "ritrovato" organo, uno dei più antichi d'Italia


Nell’importante cornice dei prossimi festeggiamenti del santo Patrono S. Francesco De Geronimo, Grottaglie vive un evento carico di particolare significato culturale, storico e artistico. Nella serata di venerdì 3 settembre 2010, nella storica Chiesa Madre dedicata all’Annunziata, in piazza Regina Margherita, ci sarà l’attesa inaugurazione dell’antico organo a canne con la benedizione dello strumento da parte dell’arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa e con il concerto del maestro Francesco Di Lernia.

Si tratta di un appuntamento attesissimo non solo dai cittadini di Grottaglie, orgogliosi di ritrovare un autentico cimelio e un importante segno della propria storia, ma da molti appassionati dell’antica musica organistica e dell’arte rinascimentale. L’organo a canne, risalente alla prima metà del Cinquecento e risistemato nel 1587 dall’organaro leccese Orfeo de Torres, costituisce, insieme con l’elegantissima cantoria, restaurati rispettivamente dalla Ditta Fratelli Ruffatti di Padova e da Maria Gaetana Di Capua di Martina Franca, un’eccezionale e finissima testimonianza di arte rinascimentale. Viene dato giustamente grande risalto a quello che, senza dubbio, si può definire un vero e proprio evento culturale-artistico, se si pensa che dal restauro è emerso essere questo l’organo funzionante più antico di Puglia e uno dei più antichi d’Italia; inoltre, il re degli strumenti restaurato a Grottaglie, a distanza di quasi mezzo millennio, conserva pressoché intatte le originali caratteristiche tecniche, foniche e artistiche. La descrizione e il restauro dell’organo sono illustrati da un riconosciuto esperto di arte organaria, il maestro Francesco Ruffatti, secondo il quale “la cassa di risonanza dello strumento presenta una facciata ripartita in cinque campate le cui canne, in stagno, corrispondono all’intero registro del Principale. La seconda e la quarta campata sono ora sormontate da tele rappresentanti lo stemma araldico dei Colonna; è stato possibile appurare che in origine esistevano, al loro posto, altre due serie di canne, in funzione decorativa (i cosiddetti “organetti morti”, tipici dell’estetica organaria Rinascimentale). La tastiera è di 45 tasti (Do1-Do5) con prima ottava “scavezza”, ovvero priva dei primi quattro tasti cromatici. I tasti diatonici sono ricoperti in legno di bosso con frontalini scolpiti, mentre i cromatici sono in noce colorito di nero. La pedaliera è del tipo “a leggio” e comprende 8 tasti. I registri, comandati da pomelli in bronzo, sono 8 e cioè: Principale - Ottava - Flauto in XV - Decima Quinta - Decima Nona - Vigesima Seconda - Vigesima Sesta - Vigesima Nona; in più sono presenti il Tiratutti più due effetti speciali, ossia il Tremolo e l’Uccelliera. Il somiere maestro è a tiro, in legno di noce, con coperte fissate mediante chiodi forgiati a mano.

Le “stecche” dei registri sono a cuneo, caratteristica tipica ed esclusiva dell’organaria meridionale. La manticeria, sostituita durante un intervento inopportuno nel 1934, è stata riportata alla configurazione d’origine attraverso la ricostruzione di due mantici “a libro” con azionamento manuale mediante stanghe. E’ stato installato un elettroventilatore per permettere l’azionamento dei mantici senza l’intervento del “tiramantici”. Le canne, tutte molto antiche, presentano anche tracce di restauro databili ai secoli scorsi. Da segnalare la presenza del Flauto in Decimaquinta di forma conica. Si tratta, secondo quanto è dato sapere, del più antico flauto di questa foggia che si conosca in tutta Italia. Lo strumento dispone in tutto di ben 360 canne, esclusi gli effetti speciali. Il “corista” è stato fissato in base ai risultati di una lunga ricerca estesa a tutte le canne dello strumento. E’ risultato molto “basso” o “calante”, come consueto per l’organaria del Sud della penisola. L’accordatura è del tipo “mesotonico”, come d’uso nel Rinascimento. I lavori di restauro hanno seguito criteri strettamente filologici. Tutti gli sforzi sono stati rivolti alla massima conservazione, ripristino e valorizzazione del materiale originale. Allo scopo sono state utilizzate tecniche e materiali d’avanguardia. Il restauro dello strumento è stato eseguito dalla Famiglia Artigiana Fratelli Ruffatti di Padova, azienda leader nel settore del restauro e conservazione del patrimonio organario storico”. Il restauro delle parti lignee (cassa d’organo e cantoria), condotto da Maria Gaetana Di Capua, oltre a riportare alla luce una straordinaria testimonianza di arte rinascimentale, finemente intagliata e decorata con spigliata e piacevole policromia, “ha messo in evidenza elementi costitutivi di epoca antecedente che testimonia come in passato fosse molto frequente il riuso dei materiali. La cassa misura cm. 340 di larghezza per cm. 420 di altezza con una profondità di 90 cm. e si presenta con fronte a cinque campate entro le quali le canne, per un totale di 45, sono disposte a cuspide. Gli elementi lignei costitutivi della cassa sono risultati essere in legno di mogano e in minima parte in legno di noce scolpito. Nella parte superiore della seconda e terza campata è emerso lo stemma della famiglia Colonna (sec. XVI) su due pannelli in tela di lino che, con molta probabilità, furono collocati su un impianto più antico forse risalente alla fine del Quattrocento. Sono state, inoltre, rinvenute decorazioni sulle pareti laterali della cassa d’organo raffiguranti vasi, delfini e motivi vegetali con toni sul terra di siena su fondo scuro. L’elegante balaustra, finemente intagliata e decorata in cromie azzurre, rosse e ocra, realizzata in legno di noce, misura cm. 870 di larghezza per cm. 180 di altezza. A testimonianza del riuso dei materiali, all’interno della cassa a livello della trabeazione è stata ritrovata una decorazione modulare a tempera su base di colore rosso raffigurante vasi, delfini e fogliame”. Più che legittima, perciò, la soddisfazione del parroco D. Eligio Grimaldi, il quale rileva come “fino a pochi mesi fa, l’antico organo della Chiesa Madre nascondeva le sue qualità eccezionali e la sua notevole antichità che solo ora, dopo un meticoloso restauro, sono riemerse con la piacevole sorpresa di rivelarsi uno strumento di straordinaria importanza nel panorama dell’arte organaria. E infatti, l’analisi tecnico-fonica dello strumento, come pure l’osservazione della cassa lignea e della cantoria fatte rispettivamente da Francesco Ruffatti e da Maria Gaetana Di Capua, hanno trovato oggettivo riscontro nella ricerca storico-documentale effettuata dallo storico Rosario Quaranta nel locale Archivio Capitolare (Polizze del 1501 e del 1587, Visita pastorale di Mons. Lelio Brancaccio del 1577 e Conclusioni Capitolari) e che consentono di ritenere che l’organo, certamente anteriore al 1568, appartiene alla prima metà del Cinquecento e ha accolto elementi di un organo precedente, risalente presumibilmente alla fine del secolo XV.

L’organo della Chiesa Madre torna finalmente a risplendere e a risuonare dopo un lungo restauro che, effettuato sotto la direzione della Soprintendenza ai Beni Storici-Artistici-Etnoantropologici della Puglia, è stato voluto e sostenuto dalla Cei, dall’Ufficio Beni culturali della Curia di Taranto e dalla stessa parrocchia”.
[…] Appuntamento da non perdere, quindi, venerdì 3 settembre [2010], nella chiesa madre di Grottaglie, alle ore 19, con la Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa, cui seguirà l’inaugurazione dell’organo con i saluti delle Autorità (don Eligio Grimaldi Parroco Chiesa Madre di Grottaglie, Raffaele Bagnardi sindaco di Grottaglie, don Francesco Simone direttore Ufficio diocesano Beni Culturali Ecclesiastici, Fabrizio Vona, soprintendente regionale Beni Storici- Artistici - Etnoantropologici della Puglia, Angela Convenuto, soprintendenza Beni Storici - Artistici - Etnoantropologici di Taranto) e con l’illustrazione dell’intervento di restauro e delle vicende dell’organo da parte di Francesco Ruffatti, Maria Gaetana Di Capua e Rosario Quaranta. Dopo la benedizione dello strumento da parte dell’arcivescovo, il maestro Francesco Di Lernia terrà il concerto inaugurale con l’esecuzione di rari pezzi d’organo che esalteranno le qualità dello storico strumento (in programma: Anonimo del sec. XVII-XVIII: Tenor di Napoli; Bernardo Pasquini (1637 - 1710) Tre arie - Variazioni per il Paggio Todesco, “Flores del Música” di A. Martín y Coll (sec. XVII) Chacona; Baldassarre Galuppi (1706-1785) Allegro – Largo; Gaetano Valerj (1760-1822) Sonata XI - Sonata X; Alessandro Scarlatti (1660-1725) Toccata - Canzona in sol - Fuga del Primo Tono Johann Pachelbel (1653-1706) Partite su «Was Gott tut, das ist wohlgetan»).
[…] Non è difficile ipotizzare e augurare che, grazie a un’accorta valorizzazione e utilizzazione nell’ambito della programmazione dell’antica musica per organo a livello locale e nazionale, l’antichissimo organo di Grottaglie farà parlare molto di sé e farà sentire in futuro per molti anni ancora la sua voce melodiosa.

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