20 febbraio 2015

Storici misteri (ed avventure) del territorio di Taranto

Storici misteri (ed avventure) del territorio di Taranto

di Silvia de Vitis, archeologa

Lo spazio nel quale viviamo - e del quale spesso non ci rendiamo conto - è uno spazio storico: perché una strada ha una certa direzione?...; perché passa proprio in un dato punto e non due metri più in là?...; perché una contrada o una masseria hanno un certo nome?…: tutto ciò non è frutto del caso, ma della Storia.

Quando - spesso non approfonditamente - si studia questa materia a scuola, si spiegano e talvolta si imparano i grandi eventi: le guerre, i re e i trattati.

Esiste però una storia del territorio che parla degli insediamenti umani, della vita quotidiana e del lavoro nei campi o sul mare. Prima dei palazzi e dei residence, il territorio a Est di Taranto è stato al centro di un intenso popolamento.

La presenza di sorgenti, la vicinanza al mare, il clima eccellente lo hanno reso sin dall’antichità uno spazio agricolo ottimale. Non meno importante è stato il rapporto con il mare. Sul mare sorgevano sicuramente importanti fattorie greche, le cui ceramiche si rinvengono sovente nei campi e lungo le spiagge fra Lama e San Vito. Nel Mar Grande i tarantini trovavano pesci e molluschi che permettevano loro di sopravvivere anche nei periodi più duri. La pinna nobilis (parricella) forniva proteine più di una bistecca, oltre al prezioso bisso. Sul mare si affacciavano alcuni fra i più importanti monasteri: San Vito al Pizzo, San Demetrio, San Tomaso.

La moderna Talsano nasce prima dell’XI secolo dall’omonima abbazia proprietà del ricco monastero di San Pietro Imperiale (attuale San Domenico). Le torri costiere nascono a partire dal 1500 per contrastare i pericolosi pirati nascosti sulle Isole Cheradi. Tutte queste storie - solo elencate - rendono bene la ricchezza di memorie che è possibile rintracciare.

Ma partiamo dal mare, dal quale ogni cosa ha inizio…i nostri suoli e rocce sono infatti ex fondali marini. Dal mare proviene vita. Dal mare del capo San Vito - dice il Blandamura, grande studioso della Taranto del passato - proveniva il corallo più raffinato lavorato a Torre del Greco.

Ma dal mare proveniva anche pericolo. Riferisce il prof.Giuseppe Mastronuzzi nel rapporto per il progetto “Posidonia” nel 2000: “Recenti studi hanno permesso di riconoscere lungo le coste delle Isole Cheradi e lungo tutta la costa ionica salentina - da Taranto a Santa Maria di Leuca - gli effetti di almeno un maremoto prodottosi in seguito al sisma che il 5 dicembre del 1456 colpì con una magnitudo stimata al 10° Mercalli il napoletano e al 7° Mercalli il tarantino. A tale circostanza, ricordata dalle cronache per aver provocato il parziale crollo del campanile del Duomo di San Cataldo, D’Aquino (fine1600), Carducci (1771) e Blandamura (1925) attribuiscono la distruzione del Casale di Punta Lo Scanno sull’Isola di San Pietro. In tale occasione, blocchi del peso di 80 tonnellate furono spostati per circa 40 m verso l’interno. Ecco come si spiegano i grandi lastroni sui quali prendiamo il sole, e dai quali ci tuffiamo in cerca di sollievo dal caldo torrido…..

Altri pericoli venivano dai frequentatori delle isole Cheradi, i pirati. Fra il XV e il XVII secolo, feroci pirati si annidavano nei boschi di san Pietro e san Paolo, che vennero disboscati incendiando la vegetazione per impedire ai predoni di nascondervisi. Furono proprio i pirati a saccheggiare le nostre terre nel 1594, guidati da un famoso pirata dignitario dell’impero ottomano, Sinan Bassà Cicala. Nato da una nobile famiglia genovese trasferitasi a Messina, il giovane Scipione Cicala nacque nel 1548. All’età di 15 anni venne dato in ostaggio con il padre a Costantinopoli, dove divenne Gran Visir. Il 14 settembre le sue navi approdarono alle isole Cheradi. In due battaglie cruente distrussero sia l’abbazia di Santa Maria della Giustizia presso capo Rondinella, tuttora esistente, sia il monastero di San Vito al Pizzo. Dopo alcuni giorni i Turchi abbandonarono Mar Grande, rinunciando al tentativo di prendere la città sia da mare, sia da terra, come avevano cercato di fare il 19 settembre, quando distrussero del tutto il monastero di San Vito e si spinsero oltre Talsano e Leporano spargendo il terrore.

Insomma, non serve pensare ai Caraibi e alle isole di sogno per immaginare scenari fantastici…la nostra mente ci permette di scavalcare i limiti del tempo e ritrovare le storie del passato. Storie vere, avvenute dove ora ci sono le nostre case e le nostre scuole. Per attuare questa magia la bacchetta magica giusta è solo…la voglia di conoscere.

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