7 febbraio 2015

Il liceo Archita tra ieri e oggi

Pubblico sul mio blog il testo di una conferenza tenuta dall'ex preside Tommaso Anzoino al Rotary club di Taranto il 13 gennaio 1998



di Tommaso Anzoino

Per parlare di quello che è stato il Liceo Ginnasio Archita utilizzerò prevalentemente le preziose notizie che due prestigiosi Presidi di questa scuola ci hanno tramandato: Pasquale Ridola, in un opuscolo stampato dalla Tipografia Guernieri di Taranto, nel lontano 1925, e Felice Medori, nel n. 5 di "Galaesus", la rivista ormai trentennale dell'Archita, nel numero, cioè, dedicato alla commemorazione del centenario di fondazione del Liceo.
Il nostro Liceo compirà, fra qualche mese, ben 126 anni: non so quante scuole possano vantarsi di una simile antichità; certamente nessuna delle scuole tarantine.
L'11 aprile del 1872, infatti, una deliberazione della Giunta municipale di Taranto intitolava al nome di Archita il Ginnasio-Convitto che due giorni prima aveva incominciato a funzionare con due classi del primo anno.

Ancora nel 1870 la popolazione di Taranto e delle sue borgate era di 27.484 abitanti, come si rileva dal Bilancio comunale di quell'anno; la città era tutta raccolta sull'area dell'antica Acropoli, nell'estremo lembo occidentale della originaria penisola. Quella città è ora... la Taranto vecchia, che proprio nel 1870 l'Avvocato Domenico Savino, sorpassando e vincendo la ripugnanza e l'ignavia dei tarentini, ad oriente del «Fosso» che a difesa del Castello gli Aragonesi avevano fatto scavare fra il Mar Grande ed il Mar Piccolo, prese ad edificare il suo palazzo. Era il principio del «Borgo» che lentamente, stentatamente nei primi anni, con ritmo accelerato poi, si estese, e vertiginosamente si estende ora, riportando la città nuova sull'area dell'antica città greca.
Coincide col principio del «Borgo» il risveglio dei tarentini nel campo della istruzione, come se una forza occulta operasse in loro sospingendoli per vie diverse a riaffermarsi, ad espandersi. Ancora nel 1870 v'era bensì il Seminario e v'erano le Suore della Carità, v'erano eziandio scuole private, fiorenti alcune, tenute da uomini eruditi e di nobile carattere; ma per i figli del popolo non vi era che una sola scuola, allogata in un lurido tugurio, nei pressi dell'attuale Palazzo di città. E nel 1871 fu istituito un asilo infantile; nel 1872 furono istituite quattro scuole elementari maschili ed altrettante femminili.
Intanto, nella tornata del 22 luglio 1867; discutendo la Camera dei Deputati il disegno di legge per la liquidazione dell'asse ecclesiastico, su proposta di Giuseppe Pisanelli, rappresentante del Collegio di Taranto, era stato votato il seguente ordine del giorno: «La Camera invita il Governo a presentare una legge, colla quale, ridotta la dotazione dei Seminari alla sola parte necessaria per la istruzione ecclesiastica, siano le altre parti della dotazione medesima applicate alla istruzione laica, a beneficio delle province dove si trovano i Seminari». Ed il 25 novembre 1869 il Consiglio Comunale di Taranto, traendo motivo da una petizione di gran numero di cittadini che chiedevano fosse dato dal Municipio voto favorevole perché il Seminario si convertisse in Ginnasio, unanimemente deliberava che la rappresentanza municipale procurasse con la massima solerzia di ottenere dal Governo del Re che il locale del Seminario e parte delle sue rendite fossero messe a disposizione del Ministero della Pubblica Istruzione e che questo ne disponesse secondo il voto palesato dai cittadini e dal Municipio, dando mandato alla Giunta che nel Bilancio del prossimo esercizio fosse stanziata una somma che, in concorso colle rendite del Seminario, fosse sufficiente a sostenere un Ginnasio-Convitto». Di qui l'origine del Ginnasio, che venne aperto il 9 aprile 1872 con le due prime classi nel primo anno, aggiungendosi a mano a mano negli anni successivi la terza, la quarta e la quinta, e che con deliberazione della Giunta dell'11 aprile dello stesso anno 1872 fu intitolato al nome di Archita. Fu pareggiato con l'anno scolastico 1884-85.
Ma già con l'anno scolastico 1883-84 si era istituita la prima classe del Liceo, cui seguirono successivamente la seconda e la terza. Con l'anno scolastico 1886-87, auspice il Preside Pietro Pellizzari, il Liceo
ebbe il suo assestamento completo, e fu possibile la regificazione del Liceo-Ginnasio avvenuta col 1° ottobre 1889.

Da Felice Medori riportiamo le notizie circa l'edificio nel quale ancora oggi è ospitato il Liceo Archita:

Del Palazzo Orfanotrofio, poi detto degli Uffizi ed infine degli Uffici, era stata cominciata la costruzione fin dal 1791 per decreto del re delle Due Sicilie Ferdinando IV di Borbone; inizialmente fu destinato ad accogliere gli orfani dei militari. Ma, compiute le fondamenta, il piano terra e parte delle mura esterne del piano superiore, sopravvennero le vicende del 1799 e i successivi mutamenti di governo, che costrinsero ad interrompere i lavori per lunghissimo tempo; difatti furono ripresi solo nel 1872 e terminati nel 1894. 11 palazzo fu ridotto alla forma quadrangolare attuale su disegno dell'Ing. Giovanni Galeone. È opinione di vari studiosi, accreditata almeno in parte anche dagli scavi archeologici in corso, che nel periodo greco-ellenistico fosse in questo luogo e si estendesse fino all'attuale Via Mignogna il complesso che comprendeva l'antico Ginnasio, il famoso Foro del Mercato e il Portico ornato di colonne e di statue, tra le quali furono quelle di Giove e di Eracle, opera del greco Lisippo. Se così è, il Ginnasio Liceo di Taranto davvero non avrebbe potuto avere più felice e più significativa ubicazione.
Di quegli anni, che furono gli anni più rivoluzionari della moderna Taranto, ricordiamo tre momenti di particolare valore storico-sociale: l'apertura del Museo Archeologico Nazionale (1882), la inaugurazione del Palazzo degli Uffici (1896), il varo della nave Puglia (1898).
Il Museo fu realizzato, dopo una serie di fortunati scavi e di recuperi di preziosissimi reperti archeologici, ad opera e per le insistenze del Cav. Prof. Luigi Viola (che aveva mostrato eccezionali attitudini negli scavi eseguiti in Grecia e che fu poi Sindaco del Comune di Taranto) presso i competenti organi governativi; esso è oggi uno dei più ricchi e più apprezzati d'Italia, avendo nelle sue raccolte il materiale più abbondante e più prezioso della civiltà preistorica, protostorica, ellenistica e romana che si sviluppò nella regione.
La costruzione del Palazzo degli Uffici venne ultimata nel 1894, ma i lavori di rifinitura e di arredamento si protrassero ancora, perciò l'inaugurazione ufficiale venne fatta il 28 giugno 1896. Tenne il discorso ufficiale il funzionante Sindaco Alessandro Criscuolo. Con le Autorità e le varie rappresentanze erano presenti le scuole in festa, prime fra tutte le scolaresche dell'«Archita», alle quali ad un certo momento l'oratore in special modo rivolse le sue alate parole:
«... Venga la nuova scuola: qui il fulgido pensiero del vero, qui le alte e pure ispirazioni dell'arte!
L'amore del bello, la fede nel buono dia luce e fiamme, qui, al cuore ed al pensiero di una forte, austera e generosa italica gioventù.
Che da queste aule esca a portare nelle case e nella vita, nei pubblici negozi, nel Foro, nella cattedra, sui campi delle battaglie, forza di braccio, di pensiero, di coscienza...
Fu opportuno il pensiero di voler congiunta la festa della giovinezza e della scuola col giorno augurale di questo palazzo. L'una e l'altro attestano che la patria risorge e si rinnovella... »
Dopo aver lodato il Comune per aver condotto a termine sì insigne opera, alla quale l'architetto tarantino Giovanni Galeone aveva portato amore, ardimento e intelletto d'arte, l'oratore terminava: «Oh! Archita, filosofo, legislatore, elleno fra gli elleni, o padre nostro sapiente, divinatore e buono, tu, oggi, ritorni in mezzo a noi. L'ombra sua torna, ch'era dipartita.»

A questo punto saltiamo un secolo e veniamo ai giorni nostri; poi torneremo nella "storia". Che cosa vuole fare Taranto di questo prestigioso edificio, uno dei pochissimi di tutta la città nuova, di questo "Palazzo degli Uffici"? Se ne discute da quarant'anni e più! L'ultimo progetto, ma di anni ne sono passati anche dall'ultimo progetto, prevede, come sapete, lo svuotamento dell'edificio per costruirvi il teatro. Per quel nulla che conta il mio personale parere, sono contrario a una manomissione, comunque grave, di un manufatto che è il simbolo del Borgo, anche se nel progetto è fatta salva la sopravvivenza dell'Archita negli attuali locali. Il mio personale parere è che questo prestigioso edificio dovrebbe essere ristrutturato nella maniera più rispettosa possibile dei suoi cento e più anni di storia, e dovrebbe essere destinato a ospitare le istituzioni culturali più rappresentative della città, il Liceo Archita, l'Università, la Biblioteca Acclavio. Per quest'ultima, che adesso si chiama "casa della cultura", un noto mobiliere ha bene meritato presso la città offrendo il suo "center" situato alla Bestat, e chi ammnistrava la nostra città ha risolto così il problema della sede della Biblioteca: un pensiero in meno. Per la sede dell'Università, forse, facciamo ancora in tempo: gli uffici di rappresentanza e i servizi dell'Università Tarantina troverebbero degna sede nel Palazzo di cui stiamo parlando. Ma a questo punto, per quel poco che possono valere le mie domande, domando agli amministratori di questa città, o di questa Provincia: che cosa volete farne del Palazzo degli Uffici? Quell'ultimo progetto vale ancora? E comunque, sapete che senza un intervento massiccio di ristrutturazione la ormai incipiente fatiscenza dell'edificio può diventare irreversibile? E poi, si è definito il contenzioso sulla proprietà dell'immobile? Se anche voi tutti del Rotary incomincerete a porre queste domande, perché qualcuno già le avrà poste, forse una risposta potrà arrivare.
Ma torniamo alla "storia" dell'Archita. Intanto con una nota di "storia del costume": la riportiamo, ancora, dal Medori:

In un rapporto da lui indirizzato al Sindaco al termine dell'anno scolastico 1882-83 si legge che c'era stata in quell'anno una eccezionale novità, la quale, mentre al principio aveva sollevato la curiosità e lo scandalo del pubblico, poi aveva finito per entrare nella coscienza delle persone; e avrebbe trovato imitazione. La novità era che per la prima volta era stata ammessa a frequentare il Ginnasio una ragazza, la Sig.na Orlandi Adalgisa di Francesco, che il Direttore ebbe poi ad additare come modello di assiduità e di profitto.
Il R. Provveditore agli Studi di Lecce raccomandò per l'avvenire una serie di cautele prima di procedere alla iscrizione di altre giovanette, essendo la iscrizione di giovanette in classi e in scuole maschili un fatto del tutto inconsueto e nuovo; ma in sostanza si compiacque di quanto era avvenuto all'«Archita»: «L'ammissione di qualche Signorina in coteste Scuole Secondarie sarebbe una bella prova che le famiglie sentono ormai i bisogni del crescente progresso, intellettuale e civile, e che trovano bastevoli guarentigie nell'onestà dei costumi pubblici, del pari che nel saggio ordinamento e nella vigilanza con che sono governati i nostri Istituti.
Simile desiderio da parte delle famiglie fa molto onore alla Direzione dell'Istituto e alla gioventù maschile di cotesta illustre Città, poiché esse sanno ispirare una così nobile fiducia».

E ritorniamo alle memorie di Pasquale Ridola:

Intanto, sopravveniva la grande guerra, ed in questa città si dovette apprestare un ospedale per i feriti del settore balcanico: il Liceo Ginnasio ed il Convitto furono ben lieti di mettere a disposizione dell'Autorità militare i loro locali, che furono capaci di mille e duecento letti. Il Liceo-Ginnasio si rifugiò allora nella vecchia casa Tamburrini di Via Anfiteatro dove, per insufficienza di aule, le classi funzionarono con orario ridotto ed alternato.
Con l'anno scolastico 1919-20 si fece ritorno al Palazzo degli Uffici.

Da una guerra all'altra scrive il Medori:

I guai cominciarono subito dopo l'armistizio con l'arrivo delle truppe alleate a Taranto. Nello spazio di due giorni, tra l'agosto e il settembre 1943 l'Istituto dovette essere sgomberato, perché requisito dagli Inglesi. Tutta la suppellettile venne ammucchiata nel mercato di Via Anfiteatro; le Figlie di S. Anna, note a Taranto come le Suore di S. Chiara, in Via Duomo, eccezionalmente concessero, per fare gli esami di seconda sessione, il chiostro interno del loro monastero con qualche aula ad esso adiacente. Intanto il Comune a sua volta requisì due piani di un palazzo di Piazza Immacolata per le classi liceali; poi le classi ginnasiali trovarono provvisoria ospitalità in un altro edificio di Via Pisanelli, qualche classe in un vicino Convento di Suore. Il Comando Inglese permise che nella vecchia sede del Palazzo degli Uffici rimanessero la Presidenza e la Segreteria, con grande difficoltà però permettendo l'accesso al personale, e mai al pubblico. Dopo qualche tempo il Comando Inglese occupò anche la Presidenza con tutti i mobili, così come si trovava; rimase quindi al suo posto soltanto la Segreteria.
Dell'Archivio potettero essere messi in salvo solo i Registri degli esami e di frequenza, che furono collocati per terra in un angolo di un piccolo corridoio dei locali di Piazza Immacolata; tutto il resto: carteggio, fascicoli degli alunni, diplomi e fascicoli personali dei Professori nonché l'intera Biblioteca dovettero essere lasciati in balia degli occupanti. La situazione si trascinò così per due anni, cioè sino al 1944-45. Quando i soldati inglesi lasciarono i locali requisiti, l'Istituto era in condizioni pietose, l'Archivio distrutto, la Biblioteca devastata, la maggior parte dei volumi asportati, da restaurare tutto ciò che formava ornamento dei corridoi. Dal 1945-46 il Liceo-Ginnasio tornò a funzionare nei vecchi locali.

E allo stesso Medori dobbiamo un elenco di "illustri" ex Archita. In questo elenco non ci siete né voi né io! Allora ne citerò uno solo: Aldo Moro.
Ma è ora di passare all'Archita di oggi. I 126 anni di storia non sono un peso. Pur nel solco della tradizione degli studi classici, il Liceo Archita è riuscito a rinnovarsi, negli ordinamenti didattici e nello spirito. Di questo rinnovamento va dato atto, è doveroso dirlo, a chi mi ha preceduto nella presidenza della scuola, a Franca Schembari. Nel decennio e più della sua presidenza, il Liceo Archita ha attivato una serie di sperimentazioni, potenziando e diversificando l'offerta formativa, attrezzandosi di laboratori, cosicché si può dire, oggi, e non c'è contraddizione, che l'Archita è un moderno liceo classico, o un liceo classico moderno, un liceo che si sforza, e ci riesce, oso dire, non solo a realizzare l'obbiettivo formativo primario per un liceo, vale a dire preparare i giovani al proseguimento degli studi all'Università, ma a realizzare anche un obbiettivo più generale, e più ambizioso, cioè quello di "abituare", (e mi si consenta una precisazione da filologo: habitus, in latino, significa abito, atteggiamento, disposizione) di abituare, dicevo, i giovani alla cultura, e ai valori che la cultura contiene.
Nei corsi sperimentali che da tempo sono stati attivati nel nostro liceo ci sono almeno due insegnamenti che anch'io, ai miei tempi, avrei voluto seguire: la lingua straniera, oltre che nei due anni del ginnasio, anche nei tre del liceo, la lingua straniera studiata in un laboratorio linguistico, e la Storia dell'arte anticipata al ginnasio, e potenziata nel numero di ore al liceo, e studiata, anch'essa, in un laboratorio di storia dell'arte che proprio da quest'anno stiamo allestendo.
Il segno del rinnovamento didattico dell'Archita è testimoniato, proprio oggi, da un evento culturale, così voglio chiamarlo, che si è compiuto al salone della Provincia: la presentazione di ben 5 ipertesti realizzati da gruppi di studenti, coordinati da insegnanti, su argomenti che non si potrebbero considerare strettamente curriculari: "Sheherazade" (che non è, però, la principessa delle Mille e una notte, ma una storia degli Arabi in Europa e in Italia), "la tomba degli atleti", il monumento "adottato" dal nostro Liceo, "Taras e Tarentum", sulle origini della nostra città, "il mar Piccolo", sul problema del territorio, e "l'Artigianato nella Taranto magno greca". La produzione di questi 5 ipertesti, che, bisogna dirlo, non ha sottratto una sola ora al lavoro curriculare di studenti e insegnanti, è la testimonianza di come il nostro Liceo utilizzi le moderne tecnologie, il computer, per organizzare i dati della ricerca, della conoscenza, che è poi, l'insegnamento degli insegnamenti, l'apprendimento degli apprendimenti, la finalità ultima della scuola. Quale futuro per l'Archita? Nonostante l'immagine, nonostante il credito che la sua storia di 126 anni gli ha procurato, il nostro Liceo non può e non vuole, certamente, "campare di rendita". La collocazione della scuola nel cuore del "Borgo" non agevola la frequenza: i flussi di popolazione si sono spostati in altri quartieri, e il destino dell'Archita, invece, è sempre stato strettamente legato al "Borgo". L'Archita rimarrà al Borgo, rimarrà nel Palazzo degli Uffici, speriamo ristrutturato, rimarrà nel cuore geografico, topografico della nostra città. Per questo, se una "battaglia" per la riqualificazione del Borgo si deve fare, e noi crediamo che si debba fare, l'Archita è pronto a dare il proprio contributo. La battaglia per la rinascita, per la riqualificazione del Borgo, non può essere uno slogan: deve essere un impegno di tutti quei cittadini, e qui ce sono tanti, che credono non nella "tarantinità" come "cultura della pettola", ma come cultura della propria storia: E l'Archita, nella storia di Taranto, c'è stata e c'è. E ci vuole rimanere.

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