2 febbraio 2015

"Il Golfo di Taranto" di Raffaele Carrieri

Raffaele Carrieri nasce a Taranto il 17 febbraio 1905. A 14 anni interrompe gli studi e abbandona la famiglia per imbarcarsi alla volta dell'Albania. Dopo diverse esperienze partecipa con D'Annunzio all'impresa di Fiume dove riporta una grave ferita. Rientra per un breve soggiorno a Taranto e riparte per stabilirsi nel 1923 a Parigi, dove conosce i poeti e gli artisti dell'epoca. Nel 1930 si trasferisce a Milano e vive scrivendo poesie e saggi d'arte. Nel 1984 muore a Camaiore.

"Il Golfo di Taranto" di Raffaele Carrieri

"...Il golfo di Taranto era composto da un semicerchio che si interrompeva al largo dalle code di due penisole: San Vito e Rondinella. Nella stessa direzione, al centro delle code, le isolette di San Pietro e di San Paolo con la poca terra formavano una barriera al mare aperto. Sia per entrare che per uscire le navi erano costrette a passare da una delle aperture, alla cui estremità, al tramonto, si accendevano i fari.
Dacché esistono mare e navigazione ci sono stati fari: nell'antichità, accendevano falò per indicare la rotta! Conosco i fari e trovo affascinanti quelli che ho visto splendere sulle mie isole e penisole.
Lo stellato mi faceva meno impressione. La luna può essere visibile o invisibile, tagliata fuori col diamante o metà dentro; può essere assente una settimana per un mese: si naviga all'oscuro.
E chi cammina sulla terra va a tentoni. Solo i fari non si interrompono di illuminare: non mi stancavo di ammirarli. Il mio piccolo mondo era chiuso entro i confini del golfo: oltre i fari un altro mare cominciava dove l'acqua era profonda, senza terre, senza estuari e coste in vista. Non un mondo solo ma tante specie di mondi.
Guardavo da quella parte dove il semicerchio del golfo si rompe e il mare batte forte. Da quella parte dove i fari fanno cadere i lumi, io continuavo a guardare.
E mi pareva scorgere grandi uccelli volare, e una luna tante volte più grande di quella che vedevo spuntare sulla piazza dell'Ammiragliato..."

"Gli odori a Taranto" di Raffaele Carrieri

"...Odore dopo odore potrei ricostruire le stagioni della mia infanzia a Taranto. Le sento risorgere con l'olio che frigge per il capitone la vigilia di Natale. L'odore dell'acciuga al contatto del fuoco. L'odore dell'uovo sbattuto nella pastetta. L'odore delle spezie: cannella, chiodi di garofano, noce moscata, pepe. E quello dell'anice che somiglia a un prato di montagna. Mia madre ha zampettato trascinando come una vecchia formica cartocci di polverine, ramoscelli, grani e granelli da macinare. Un archeologo che ricostruisce con pezzetti di marmo un tempio è meno premuroso della formica mia madre coi cartocci. La vedo lavorare con una sorta di rapimento molecolare. La vedo pesare un granello e poi dividerlo.
La vedo unire e separare mucchietti di farina e formare pozzi d'acqua tiepida.
La vedo impastare tagliare e friggere. La vedo mentre rivolta le frittelle nella padella e apprezzo il gesto sicuro della mano: non sbaglia un colpo! Mi sembra di assistere a una moltiplicazione di forme. Le sue capacità prendono l'aspetto visibile di cose ben fatte. Queste forme sono mia madre, e tutte le cose che investe, e tutte le cose che muove, anche quelle non finite per poterle mettere in luce. Una presenza sentita anche dai muri..."

Chèradi, mie isole

Il mastro ho chiuso dei mari
E la rosa dei venti
Ho ceduto ai giovani marinai
Che partono domani
Sulle ali del libeccio.
Partono allegri
I giovani marinai
E ciechi sono al cordoglio
Del capitano
Che non si volta
A piangere il bastimento.
In silenzio si estinguono
I capricciosi estuari.
Chèradi, mie isole:
Spegnete il raggio verde
Dall'iride dei fari

Raffaele Carrieri

Se qualche poco di luce

Se qualche poco di luce
Da lontano mi viene
E da te Jonio gentile
Che le muse riconduci
Ai lidi degli Dei:
Fra l'uva e l'uliva
Eros ancora versa
Vino agile e resina...

Raffaele Carrieri

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