6 febbraio 2015

Emanuele Basile, un eroe tarantino

Emanuele Basile, un eroe tarantino

Emanuele Basile (carabiniere)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Emanuele Basile (Taranto, 2 luglio 1949 – Monreale, 4 maggio 1980) è stato un carabiniere italiano, ucciso da Cosa Nostra mentre ritornava a casa con la moglie Silvana e con la figlia Barbara di due anni, dopo aver presenziato nel paese alla festa del Santissimo Crocifisso..

Terzo di cinque figli, frequentò l'Accademia Militare di Modena. Prima di intraprendere la carriera militare, riuscì a superare il test di Medicina e a sostenere il difficile esame di Anatomia, ma i sentimenti di giustizia e legalità, valori fondamentali nella sua vita, ebbero il sopravvento sulla professione medica. Fu così che entrò nell'Arma dei Carabinieri. Prima di giungere a Monreale comandò le compagnie di altre città, tra cui quella di Sestri Levante (GE), e se la mafia non avesse interrotto la carriera del giovane carabiniere di 31 anni, la successiva destinazione sarebbe stata quella di San Benedetto del Tronto (AP). Precedentemente al suo assassinio, aveva condotto alcune indagini sull’uccisione di Boris Giuliano, durante le quali aveva scoperto l'esistenza di traffici di stupefacenti. Tuttavia, apprestandosi a lasciare Monreale, si era premurato di consegnare tutti i risultati a cui era pervenuto a Paolo Borsellino. La sera del 4 maggio 1980 mentre era intento con la figli piccola e alla moglie ad assistere allo spettacolo pirotecnico della festa del Santissimo Crocefisso giù al Monreale, Basile viene sparato alle spalle da un killer della mafia che poi fuggirà in auto atteso da due complici. Basile viene trasportato all'ospedale di Palermo dove i medici tenteranno di salvargli la vita con un delicato intervento chirugico ma il carabiniere muore durante l'operazione lasciando nel dolore la moglie e lo stesso Borsellino che era corso in ospedale. Il suo assassino verrà catturato subito dopo l'omicidio dai carabinieri ma verrà assolto tre anni creando sgomento e rabbia sia nei magistrati sia nei suoi colleghi.

In memoria dell'ufficiale, è stata concessa la Medaglia d'oro al valor civile con la seguente motivazione:

Medaglia d'oro al valor civile «Comandante di Compagnia distaccata, già distintosi in precedenti, rischiose operazioni di servizio, si impegnava, pur consapevole dei pericoli cui si esponeva, in prolungate e difficili indagini, in ambiente caratterizzato da tradizionale omertà, che portavano alla individuazione e all'arresto di numerosi e pericolosi aderenti ad organizzazioni mafiose operanti anche a livello internazionale. Proditoriamente fatto segno a colpi d'arma da fuoco in un vile agguato tesogli da tre malfattori, immolava la sua giovane esistenza ai più nobili ideali di giustizia ed assoluta dedizione al dovere.»
— Monreale (Palermo), 4 maggio 1980

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Da: Tarantoggi 6/05/2008

“La retorica è un pericolo per la democrazia”
La Lista Civica SDS ha voluto ricordare il tarantino Emanuele Basile, ucciso in un agguato di mafia il 4 Maggio di ventotto anni fa, con una breve cerimonia che ha avuto luogo in città nella villa intitolata al Comandante dei Carabinieri, e in contemporanea con un’analoga manifestazione a Monreale, nel palermitano, proprio nel luogo in cui Basile cadde sotto i colpi di Cosa Nostra. Marco Sebastio, capogruppo di Sds alla circoscrizione Città Vecchia-Borgo, ha sottolineato, durante l’incontro a cui hanno partecipato anche i familiari di Basile, la determinazione del Comandante nel portare avanti con Paolo Borsellino l’attività investigativa sul traffico di stupefacenti e sui torbidi rapporti tra mafia e politica cominciata da Boris Giuliano, ucciso a Palermo nel 1979. “Gli uomini passano, le idee restano – ha concluso Sebastio citando Giovanni Falcone –. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. Oggi siamo qui per far continuare a camminare sulle nostre gambe il coraggio di Emanuele Basile”. A seguire l’intervento di Francesco Cosa, capogruppo di Sds al Consiglio Comunale che ha invece ricordato l’impegno della nuova classe dirigente della Città, finalizzato a spezzare ogni residuo legame di un passato di connivenze tra potere politico e poteri economico-criminali locali.

Ha partecipato all’iniziativa anche il comandante della Compagnia Carabinieri di Taranto, Giovanni Sozzo che ha ribadito la necessità di ricondurre la città sulla via della legalità con queste parole. “La retorica è sempre un pericolo per la democrazia. Il potente che si ammanta di retorica è tipicamente il potente che non adempie ai propri compiti. Ciò che, in silenzio, ha invece fatto con coraggio il comandante Basile”. A fare da eco al suo intervento, Gianni Cataldino, coordinatore provinciale del partito, che ha sottolineato come nella figura di Basile si condensino i valori del 25 Aprile e del Primo Maggio da poco passati. “La lotta di liberazione che un tempo fu dei partigiani è oggi quella delle forze dell’ordine impegnate a liberare il paese dalle catene del potere criminoso. E per questo, anche se in modo molto diverso da quanto accade per gli operai nelle fabbriche, le forze dell’ordine, con coraggio, mettono quotidianamente a repentaglio la propria vita sul posto di lavoro”. Il collegamento ideale tra la Resistenza e la figura di Emanuele Basile diventa così la strada per attenuare alcune opposizioni ideologiche del passato. Il riferimento è alla vicenda che vide la villa Martiri Partigiani cambiare nome per essere intitolata al carabiniere tarantino: “Martiri partigiani e morti di mafia sono tutti eroi della Repubblica”, fanno sapere dagli SDS. La celebrazione si è conclusa con la deposizione di un mazzo di fiori ai piedi della statua che ritrae Emanuele Basile e con l’intervento del Sindaco. “La mia emozione è oggi triplice - ha affermato il sindaco Stefàno - da tarantino, da uomo cresciuto per dieci anni in una caserma dell’Arma, corpo a cui mi lega un particolare affetto, e da amico della famiglia di Emanuele Basile”. E, collegando idealmente la figura del Comandante ucciso a Monreale a quella dei fratelli Bandiera, morti in combattimento per l’Italia, il sindaco ha voluto ricordare Basile affermando che “chi è morto per la patria vissuto è assai”. P.A.

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