15 febbraio 2015

Antonio De Franchis, grafico e artista tarantino

Antonio De Franchis, grafico e artista tarantino

Rielaborazione di un articolo di Silvano Trevisani apparso sul Corriere del Giorno di Martedì 10 marzo 2009, p. 31, in ricordo di una persona che ho avuto la fortuna di conoscere.
di Silvano Trevisani

Il grafico e artista Antonio De Franchis, prematuramente scomparso l'8 marzo 2009, fu artefice dello studio grafico che, dal 1990, portava il suo nome e del quale è titolare il figlio Michelangelo. De Franchis affiancava il figliolo nell'attività che aveva già curato egli stesso negli anni del lavoro nell'Italsider, prima del prepensionamento maturato in uno dei tanti “scivoli” attraverso i quali la siderurgia si è liberata ciclicamente delle sua risorse lavorative più consolidate. In realtà Antonio De Franchis aveva svolto, negli anni passati, l'attività artistica a buoni livelli, venendo tra l'altro inserito da Franco Sossi, il grande critico d'arte tarantino, promotore dell'arte contemporanea, in alcuni suoi progetti espositivi. Ricordiamo fra tutti. “La scelta del presente, ultimi modelli d'arte in Puglia” del 1969, nella quale egli compariva assieme a Nicola Andreace, Vitantonio Russo, Alfredo Giusto, Francesco Boniello, Salvatore Spedicato, Piero Guida, Lino Sivilli, Mimmo Conenna e altri. Ricordiamo i suoi precedenti artistici e gli anni delle speranze di decollo delle sperimentazioni artistiche compiute a Taranto sotto la guida sapiente di Franco Sossi, quando il territorio ionico, in piena fase di sviluppo, sembrava ricco di potenzialità, poi andate smarrite. Ne gli anni giovanili, Antonio aveva sperimentato tecnologie innovative in campo artistico, puntando al coinvolgimento del fruitore nel processo di creazione artistica. “Animate da luci multicolori e variamente riflesse - scriveva Sossi nel catalogo pubblicato per conto della rivista Tèchne nel novembre 1969 - le opereoggetto di De Franchis non sono fruibili plasticamente ma attraverso quei valori capaci di sollecitare fruizioni percettive polivalenti, e restano, a mio avviso, tra le indicazioni più positive che siano venute fuori in Puglia dalla crisi dell'Informale. E qui devo aggiungere che con la sua più recente e complessa opera (l'ambiente audio-cinetico) egli è uscito dai limiti che aveva ben definito con le strutture precedenti. Sincronizzando il ritmo luminoso a suoni elettronici, De Franchis ha posto maggiormente in evidenza i valori ottici che acquistano la dimensione spaziale delle strutture ambientali. A questo punto lo spettatore è talmente coinvolto, immesso in una situazione spettacolare, nella quale avrà modo di verificare la sua attitudine nei riguardi della realtà. Di fatti, manovrando personalmente la pulsanteria ed avendo quindi la possibilità di scegliere e variare a sua volontà l'immagine, diviene parte attiva e complementare dell'opera stessa”. Conclusa la fase puramente artistica, anche per la dispersione di un patrimonio culturale e umano in una provincia sempre più marginale, De Franchis era passato ad approfondire professionalmente i temi della grafica applicati prima all'editoria poi a tutti i prodotti tecnologici e telematici, compresa la compugrafica e il web. Con lui è scomparso un altro dei testimoni di una stagione artistica, brave ma intensa, che andrebbe almeno ricordata alle giovani generazioni.

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