27 gennaio 2015

Boemondo, da Taranto ad Antiochia, a Canosa

Boemondo, da Taranto ad Antiochia, a Canosa


di Gianluca Lovreglio


Il 28 giugno 1098 Boemondo, principe di Taranto, conquistava Antiochia. A nove secoli di distanza si ripercorrono le gesta di questo illustre personaggio con un convegno storico sul tema: "Boemondo, da Taranto ad Antiochia, a Canosa - Storia di un principe normanno". Con queste parole, non prive di affermazioni degne di un maggiore controllo (Boemondo era "principe" di Taranto?), inizia la velina data alla stampa in occasione della prima parte di un incontro di studio che ha avuto luogo a Taranto il 16 maggio 1998, dedicato alla figura di Boemondo I d’Altavilla, organizzato dalla Provincia di Taranto in collaborazione con l’ENEC (Europe Nar East Centre), diretto da Franco Cardini.
Ci siamo dati il compito informare i lettori sui lavori presentati al convegno, non senza esprimere alcuni doverosi pareri sulla riuscita e soprattutto sulla utilità di questo avvenimento. A presiedere i lavori è stato chiamato Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei, già Rettore dell’Università della Basilicata. Nomi di tutto rispetto per le relazioni: ha introdotto Franco Cardini (Univ. di Firenze), a cui hanno fatto seguito Salvatore Tramontana (Univ. di Messina), Errico Cuozzo (Univ. Federico II di Napoli), Pasquale Corsi (Univ. di Bari).

Fonseca si è soffermato soprattutto sulla figura di Boemondo I d’Altavilla. Principe normanno vissuto tra i secoli XI e XII, figlio primogenito di Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria, e della sua prima moglie Alberada, Boemondo prese parte con il padre alla conquista normanna dell’Italia meridionale, e lo seguì nella spedizione balcanica contro l’imperatore bizantino. Richiamato il Guiscardo da Gregorio VII, Boemondo assunse il comando delle truppe Normanne, infliggendo sconfitte ad Alessio I Comneno (1083). Morto il padre, contrastò la successione al fratello Ruggero nel ducato di Puglia, e si impadronì della provincia di Taranto. Di nuovo in guerra col fratello, tirò dalla sua parte il signore di Catanzaro e la ribelle Cosenza (1087). Più tardi (1093) si impadronì di parecchie terre della Calabria che restituì ottenendo la pace. Nel 1096 prese parte all’assedio di Amalfi che abbandonò per associarsi alla prima crociata. Al fianco del nipote Tancredi attraversò l’Epiro e, assieme a un potente esercito, si posizionò sotto le mura di Costantinopoli. Eletto capo dei crociati, Boemondo sconfisse prima Kerbogha, emiro di Mossul, e ricaccio i Turchi che avevano a loro volta assediato i crociati nella città. Occupò quindi Antiochia e vi fondò un principato che durò, sotto sette principi, circa 170 anni. Nel 1104 affidò il governo del suo Stato al nipote Tancredi, principe di Galilea, e s’imbarcò clandestinamente e in circostanze avventurose per l’Europa, con l’intenzione di attaccare l’Impero bizantino, retto dall’imperatore Alessio, alle spalle. Fallito il tentativo, fu costretto a riconoscersi vassallo dell’imperatore d’oriente per il suo principato, preferì non ritornare ad Antiochia. Morì il 7 marzo del 1111, pochi giorni dopo il fratello, a Canosa, dove è seppellito. Legò al figlio Boemondo II i suoi diritti su Antiochia. Poco prima di morire aveva sposato Costanza di Francia, figlia del re Filippo I. Cardini ha poi introdotto i lavori veri e propri del convegno, puntando il dito sulla storia che procede "per anniversari", un tipo di ricerca storiografica che rischia di far procedere speditamente alcuni aspetti e problemi, mentre altri rimangono in attesa del "loro" anniversario.

Un modo di procedere nella ricerca storiografica al quale Cardini si è probabilmente arreso, dal momento che all’ingresso gentili hostess distribuivano depliant sul progetto "Verso Gerusalemme", di cui questo convegno fa parte, che prevede una serie di manifestazioni in occasione… del centenario della prima crociata. Il relatore si è poi scusato per la indisponibilità del professor Marco Tangheroni (Univ. di Pisa), del quale era prevista la partecipazione, assenza che verrà "recuperata" per la seconda parte del convegno. L’impressione, dalle parole di Cardini, è stata negativa per tutto ciò che riguardava il dibattito in corso, dal momento che appariva trasparente che il presidente dell’Enec assegnava pochissima importanza ai lavori tarantini, rimandando i suoi sforzi alla seconda parte del progetto Boemondo, che si svolgerà prossimamente nella città canosina. Un vero peccato per chi, come noi, aveva riposto proprio in Cardini, specialista nel campo delle crociate, la speranza di parole nuove e illuminanti sulla interessante figura di Boemondo. Un vero peccato anche la mancanza di rispetto per quei pochissimi studiosi (circa quindici presenze, escluse le scolaresche) che hanno impiegato un’ora del proprio tempo ad ascoltare un discorso improvvisato e, per lo più, inutile. A salvare la dignità di un convegno nato male ci hanno pensato gli illustri relatori successivi, Tramontana, Cuozzo e Corsi.

La relazione di Tramontana su "I normanni nel Meridione d’Italia", è partita da un quadro politico del Mezzogiorno e in specie della Puglia al momento dell’arrivo dei cavalieri normanni, trattando dellwe frequenti ribellioni delle popolazioni indigene e delle feroci repressioni da parte dei Bizantini. La prima comparsa dei normanni nel Mezzogiorno va inserita, per Tramontana, non in un fortuito incontro con Melo di Bari, ma nel contesto di una lotta condotta a fondo contro i Bizantini, nel quadro di una direttrice politica che più volte avrebbe spinto i normanni come singoli e come gruppo a tentare l’avventura in Oriente. Dopo aver trattato delle ripercussioni politiche e anche psicologiche delle vittorie dei normanni in Puglia, il docente siciliano si è soffermato sul significato della Jurisdictio ducale e sull’alterazione della struttura istituzionale della conduzione policentrica del potere. In conclusione Tramontana ha affrontato il tema della debolezza del ducato dopo la morte di Roberto il Guiscardo e i problemi dei rapporti tra Boemondo e Ruggero Borsa per la successione. Ben documentata, esposta con la consueta chiarezza, la relazione Tramontana ha certamente aperto il dibattito non solo sulla figura di Boemondo, ma sul ruolo storico che i normanni hanno avuto all’interno del Mezzogiorno italiano.

Di grosso spessore storiografico l’intervento di Errico Cuozzo, anch’egli esperto di "cose normanne", si è incentrato su "La partenza del Crociato Boemondo, tra l’assedio di Amalfi e l’appello alla Crociata" Il problema della buona fede o del calcolo politico nella improvvisa partenza di Boemondo dal campo di Amalfi è stato affrontato attraverso il confronto delle fonti, alcune delle quali poco indagatedagli storici meridionali. L’autore ha esaminato tutte le fonti narrative e documentarie dell’Italia Meridionale relative alla partenza di Boemondo d’Altavilla per la Prima Crociata. In particolare Cuozzo ha preso in esame i "Gesta francorum et aliorum Hierosolimitanorum" (già conosciuta come "Tudebodus abbreviatus"), una fonte che riguarda gli anni 1095-1099, e che fu composta prima del 1101 da uno spettatore degli avvenimenti, originario dell’Italia meridionale, probabilmente un cavaliere normanno al seguito di Boemondo. Un’altra fonte importante sono gli "Historia Belli Sacri" o Historia de via Hierosolymis" (già conosciuta come "Tudebodus continuatus e Imitatus"), relativa agli anni 1095-1131, scritta da un autore proveniente dall’Italia meridionale, subito dopo la morte di Baldovino di fiandra nel 1118, con alcune aggiunte posteriori che arrivano fino alla morte di Boemondo II, avvenuta nel 1131. La versione di queste cronache è stata confrontata con quella offerta da tre autorevoli (e "tradizionali") fonti dell’XI secolo, egualmente scritte nel Mezzogiorno: Gofferdo Malaterra, Lupo Protospatario e gli "Annales Calenses". La conclusione, assai interessante, dell’indagine di Cuozzo porta a ritenere che sia da preferire la versione di quegli autori che mettono in rapporto la partenza di Boemondo con la sua sentita partecipazione all’"idea" di Crociata, piuttosto che quelli, come il Malaterra, che la attribuiscono ad un mero calcolo politico. Conferma di questa opinione è un passo dei "Gesta francorum", citato nel corso dell’intervento, relativo ad un episodio di cui sarebbe stato protagonista Boemondo nel febbraio 1098. L’anonimo cavaliere normanno, autore della cronaca, riferisce un discorso di Boemondo dal quale si evince la sua piena adesione all’ideologia della "guerra santa".

Al prof. Corsi è spettato il compito, in conclusione di convegno, di esaminare le fonti "orientali", tracciando un quadro preciso su "Boemondo a Costantinopoli". L’arrivo di Boemondo a Costantinopoli, nell’aprile 1097, rappresentò un momento di grande rilievo politico, sia per quanto riguarda il proseguimento della Crociata, sia per l’evoluzione dei rapporti tra Normanni e Bizantini. Sulla base dei dati offerti dalle fonti esaminate (in particolare dall’Alessiade di Anna Comnena e dall’anonimo dei "Gesta Francorum"), Corsi ha cercato di elaborare una ricostruzione analitica degli avvenimenti, in rapporto a quanto si andava man mano definendo nel contesto coevo. Il problema principale, per Corsi, consiste infatti nell’accertamento concreto di una determinata fase politica, liberata da ipoteche e travisamenti suggeriti da una lettura (in un modo o nell’altro) di parte. Largo spazio nella relazione è stata inoltre riservata all’interpretazione che l’Alessiade propone di un personaggio quale fu Boemondo, (del quale Anna Comnena subisce di certo il fascino), di grande rilievo non solo sul piano generalmente storico, ma anche su quello più specifico di un diretto confronto con i maggiori esponenti della dinastia regnante a Bisanzio.

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